Con la coppa incastonata d’azzurro
aspettala
vicino
alla fontana della sera e ai fiori di caprifoglio,
aspettala
con
la pazienza del cavallo sellato,
aspettala
con
il buon gusto del principe raffinato e bello
aspettala
con
sette cuscini pieni di nuvole leggere,
aspettala
con
il foco dell’incenso femminile dappertutto
aspettala
con
il profumo maschile di sandalo sui dorsi dei cavalli,
aspettala.
E
non spazientirti. Se arriva in ritardo
aspettala,
se
arriva in anticipo
aspettala
e
non spaventare gli uccelli sulle sue trecce,
e
aspettala
chè
si sieda rilassata come un giardino in fiore,
e
aspettala
chè
respiri un’aria estranea al suo cuore,
e
aspettala
fino
a che non sollevi il suo vestito scoprendo le gambe
nuvola
dopo nuvola,
e
aspettala
e
portala su un balcone per vedere una luna annegata nel latte,
e
aspettala
e
offrile l’acqua prima del vino e non
guardare
il paio di pernici che le dormono sul petto,
e
aspettala
e
accarezza lentamente la sua mano
quando
poggia la coppa sul marmo
come
se sollevassi la rugiada per lei,
e
aspettala
e
parlale come il flauto
alla
coda spaventata del violino,
come
due testimoni di ciò che il domani vi prepara,
e
aspettala
e
leviga la sua notte anello dopo anello,
e
aspettala
fino
a che la notte non ti dica:
Al
mondo siete rimasti soltanto voi due.
Allora
portala dolcemente alla tua morte desiderata
e
aspettala….!
(M. Darwish, Il letto della straniera, Milano, Epoché
Edizioni, 2009)
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