Contatto indesiderato di corpi
su un autobus cittadino
nell'ora di punta mattutina.
Odori di alcove e saponi,
aggrediscono le narici ancora intrise
degli aromi consueti della propria tana.
Cantilena consolatoria e ipnotica
di un'africana:
“...tate mulungo...bandeko...bandeko...aleluya, aleluya...”
Forse una nonna o una madre lontana
a cui aggrapparsi nella memoria,
dietro lo sguardo inondato di lacrime.
“...tate mulungo...bandeko...bandeko...aleluya, aleluya...”
Intercala con rabbia e dolore:
“imbecille!, pas d'autre que imbecille!”
“...tate mulungo...bandeko...bandeko...aleluya, aleluya...”
Io, ricca cittadina di un paese ostile,
incrocio il suo sguardo,
subito sorella di lacrime e speranza.
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